Alberto Marolda
"Roma "
Giugno 2007

Altra ottima serata, per il "Nick La Rocca Jazz Festival"nel grande parco di villa Bruno a San Giorgio a Cremano.Un doppio palco in sequenza con il giovane cantautore Lino Volpe e la sua agguerrita band e, a seguire, l'interessante esperimento multimediale del sassofonista Giulio Martino. Davanti ad un pubblico a ranghi molto attenti e completi, i due concerti hanno decisamente impressionato per la loro composizione e per gli argomenti artistici che hanno saputoaffrontare...La seconda esibizione è stata addirittura anche più interessante per il suo carattere di novità.Giulio Martino al sax, Valerio Scrignoli alle chitarre, Laviano alle percussioni e la splendida ed ammaliante Debora Mancini, allo strumento "voce narrante" hanno ipnotizzato ed irretito i molti rimasti, con il bel racconto della vita di John Coltrane. Ascoltiamo sul nostro Ipod quel fenomeno denominato Audio Libro, ma mai eravamo riusciti ad essere presenti dal vivo alla realizzazione di un' opera del genere. Tutti si sono trovati di fronte alla proiezione della vita del guru Coltrane, con l'indubbio vantaggio di poter filtrare la bravura del gruppo con le proprie barriere interpretative. Un continuo saliscendi di racconto a voce, ritmiche, sax e chitarra, che ha traghettato gli astanti sino a notte fonda, per un applauso di più di dieci minuti.Davvero interessante,e da seguire per il futuro, se si considera che, oltretutto, il gruppo era alla sua prima esibizione in pubblico con quest 'avvincente opera di vita vissuta.


"Fedeltà del Suono "
Giugno 2007

La formazione che da vita a questo lavoro è a dir poco inusuale. Chitarra, sassofono e percussioni non sono abituati a ritrovarsi insieme da soli, eppure i tre spericolati protagonisti di questo tributo a John Coltrane, hanno scelto una tale soluzione per realizzare il loro itinerario discografico. Itinerario, o meglio percorso intorno alla statuaria figura del gigante di Hamiet, che con le ascetiche astrazioni, i nitidi contorni delle ballads e la propria forza interiore ha segnato una svolta nel linguaggio afroamericano dagli anni '60 fino ai nostri giorni. Su questa base il Trio ha costruito una ricerca, più che una rivisitazione di coltrane, attraverso i filtraggi della chitarra di Valerio Scrignoli, la poderosa voce del tenore di Giulio Martino e il drummin' percussivo di Alfredo Laviano. Ne viene fuori un' opera dalla connotazione tinteggiata da macchie di colori contrastanti, che appaiono nel susseguirsi dei tredici brani, da quello d' apertura Afro Blue, a quello di chiusura Wise One, Il rincorrersi delle strutture introduce l'ascoltatore in un viaggio a tappe, in cui l'alternarsi degli assoli, offre a ciascun musicista una progressiva opportunità di esporsi nei primi piani. Gli sfondi ad effetto della chitarra ed il continuum percussivo della batteria rappresentano un canovaccio ben architettato per il sassofono, che assume quasi sempre un ruolo centrale. Particolarmente suggestiva risulta la splendida Naima: alle spalle del sognante sassofono si muove, con un' armonizzazione fumosa,una allucinata chitarra. Scrignoli disegna senza cadere in grossolane emulazioni, alcune ambrature sintetizzate di Frisell, mentre in altri passaggi sfoggia talune acidità blues tipiche di Scofield. Laviano dal canto suo, propone una ritmica variegata nei suoni, non invadente calibrata in un misurato sottolineare gli slanci solistici dei compagni d'avventura. Giulio Martino già ascoltato in altri significativi contesti, offre un personalismo timbrico di qualità e quantita, in cui convince l'intelligente duttilità usata per effettuare un'arguta sintesi melodica del Trio. Dunque, un lavoro nel suo complesso apprezzabile in cui, tuttavia, si denota qualche momento troppo ridondante. Ciò non svilisce il progetto, ma ne determina alcune cadute di tensione, elemento fondamentale lo stupefacente verbo coltraniano.


Eleonora Bagarotti
"Libertà"
02 Marzo 2007

Piacenza - Applaudita serata allo Spazio "Le Rotative" con i progetti "Changing Trane" e "Welcome"
Coltrane, un omaggio dal cuore

Ovazioni al trio di Scrignoli e all'ottetto di Di Castri

Quella del chitarrista Valerio Scrignoli, del saxofonista Giulio Martino e del percussionista Alfredo Laviano è stata una rilettura di Coltrane in chiave moderna e liberamente personale. Nessuna volontà di "scimmiottare" il grandissimo musicista, caso mai di trasmetterne il nucleo artistico. Questo è emerso chiaramente in Afro blue, brano composto da Mongo Santamaria ma molto amato da Coltrane, e nei classici come Naima, ballata completamente rivista dal trio, After the rain e Dear Lord, per le quali si sono levate ovazioni.
Tecnicamente ferrato, il trio ha iniziato la performance con la chitarra "a fil di voce" e un sottofondo di carezze di batteria. Le atmosfere si sono fatte più ritmate e roboanti, lungo il percorso in cui il sax di Martino ha saputo vibrare di grande energia. In certi finali, la chitarra synth di Scrignoli ha virato al rock con i suoi ripetuti effetti (il nome dello strumento indica un sintetizzatore musicale predisposto per esserne controllato). Originale l'uso delle percussioni del bravo Laviano.


"Libertà"
01Marzo 2007

Piacenza - Coltrane personalizzato per trio e ottetto con i bravi Scrignoli, Martino, Laviano Cisi e Di Castri

....Protagonisti dapprima il trio Scrignoli (chitarra), Martino (sax) e Laviano (batteria), che ha riletto in modo personale alcuni classici del musicista sconparso, ma anche brani che lui amava interpretare, nell'ambito del progetto "Changing Trane".


Luigi Onori
"Alias" "il Manifesto
25 novembre 2006

Dalla scomparsa dell'immenso sassofonista ci separano quasi 40 anni e varie generazioni sono cresciute ascoltandone solo la musica riprodotta in dischi, cd, file mp3. Il giovane trio composto da chitarra, sax soprano e tenore, batteria e percussioni ne propone una lettura che segna una distanza emotiva e tende a rarefare quella materia sonora che in Coltrane era spesso incandescente. I suoni distorti e spaziali delle corde, le ance lunari, le percussioni che colorano timbricamente più che scandire il tempo conferiscono al cd una particolare dimensione riflessiva, introspettiva che nel jazzista afroamericano si trova in alcune pagine (After the Rain) specie della sua ultima stagione, nell'intepretazione delle ballad, in A Love Supreme. Un brano originale per ciascuno dei coraggiosi musicisti: Iskra per solo sax; Nana del niño dominata dalla chitarra; Three Shades of Blue in trio.


Antonio Gentile
"Percussioni"
 ottobre 2006


Un trio italianissimo di jazzisti, Valerio Scrignoli alle chitarre, Giulio martino ai sax e Alfredo Laviano alla batteria, ci propone una personalissima rilettura del repertorio del Coltrane più classico. Si tratta di una rilettura molto personale, assolutamente fuori dai canoni del jazz tradizionale. La formazione senza basso cerca sonorità che sarebbe facile definire towneriane, ma che risentono anche di altre influenze del jazz contemporaneo. Il risultato è quello di un lavoro molto raffinato ed elegante, ennesima prova del valore attuale dei jazzisti italiani. Alfredo Laviano si distingue per un drumming sempre perfettamente inserito nelle atmosfere raffinate degli arrangiamenti ed un uso delle percussioni che definiremo quasi omeopatico, dando prova di una grande sensibilità musicale.


Olindo Fortino
"Musica Jazz"
 ottobre 2006 - Teano Jazz Festival

Tra riletture (Naima, Wise One, Dear Lord) e brani originali, il trio formato dal sassofonista Giulio Martino, dal chitarrista Valerio Scrignoli e dal batterista Alfredo Laviano ha sintetizzato momenti e contenuti chiave dell’epica coltraniana con un linguaggio elettroacustico matericamente intenso e cautamente febbrile.


Giorgio Coppola
settembre 2006


Ed allora ci si domanda, ma che senso ha oggi pubblicare un nuovo disco dedicandolo a lui? Non avrebbe senso se la dedica fosse fine a se stessa, ma qui il discorso intrapreso dai musicisti è molto più ampio e molto più interessante: Coltrane come punto di partenza, abbandonando l'idea che egli sia il punto d'arrivo. Questi tre talentuosi jazzisti nostrani hanno avuto l'ardire di estrapolare il seminato di Coltrane, e dimostrare come da quei semi nascono frutti capaci di avere l'aroma del sassofonista, ma un gusto tutto personale. Questa oggi può essere la unica e vera lettura del lavoro affrontato da Coltrane nella sua vita, poichè egli non si è limitato ad affinare una sublime tecnica, nè ad affrontare con grandi capacità il costrutto delle composizioni, ma ha sviscerato l'anima di uno strumento, che ha vivisezionato sino a farne un tutt'uno conl'uomo, arrivandolì dove nemmeno Parker riuscì."Changing Trane" può essere un titolo appropriato ma anche fuorviante: non è il "cambio" il tema fondamentale ma la prospettiva diversa dalla quale si vede l'artista, e da questa nuova visuale parte il trio ricco della esperienza che da lui ne hanno tratto. Anche per questo il trio è del tutto atipico, Sassofono (Giulio Martino), Chitarra (Valerio Scrignoli) e Percussioni/Batteria (Alfredo Laviano), un ensemble spoglio ma insieme ricchissimo di pathos ed affiatamento. I suoni sempre puliti e limpidi (ascoltate l'iniziale "Afro Blue" e rimarrete a bocca aperta - il suono di sax mi ha impressionato come quella volta che ascoltai George Coleman suonare nel disco "My Horns Of Plenty"), gli assoli coinvolgenti, le riletture discrete che cedono all'incalzare del groove: quel fuoco che Coltrane insegnò essere al centro di ogni gruppo che suona e che è la fonte di energia e di ispirazione per ogni musicista. Anche le (poche) composizioni originali traggono spunto dal lavoro e dall'insegnamento del Maestro, per un cd che non potete assolutamente farvi sfuggire. Perchè come dice Coltrane (la cui frase è riportato all'interno della copertina) "non c'è mai una fine. Ci sono sempre nuovi suoni da immaginare e nuovi sentimenti da scoprire".


Martinellii
“Musica Jazz ”
Agosto/settembre 2006

Affrontando Coltrane, specie al sassofono, si rischia sempre l'inutile imitazione o l'omaggio che ingessa l'originale in un oggetto da museo, traendone l'inspirazione più vera: l'inesausta spinta alla ricerca. I tre musicisti che danno vita a questo omaggio hanno itelligentemente scelto di "cambiar treno": restituire temi scritti da Coltrane o a lui associati (più tre composizioni originali) in maniera del tutto originale, basata unicamente sulla propria identità musicale collettiva. Le atmosfere sono pastello, quasi cool; il discorso è sommesso ma non meno intenso. L'approccio funziona prevedibilmente meglio nei blues e nelle ballad, che sono la maggioranza del repertorio; particolarmente riuscite le riletture sospese, quasi attonite, di melodie come Dear Lord e Naima ma anche una danzante After The Rain. La forza espressiva di Coltrane non è richiamata attraverso il volume o la concitazione ma dal teso interplay. Al di là delle singole doti tecniche, colpisce la capacità di ascolto e di sintesi...............


Marco De Masi
"JAZZITALIA"
agosto 2006

"Una rilettura moderna delle musiche di John Coltrane, ma non solo. ... la voglia di aprire i confini stilistici alla comunicazione espressiva, sembra essere il vero, e forse l'unico, punto di contatto col sassofonista di Hamlet. Sì, perché dalle note di questi brani traspare la volontà di suonare una musica libera da schemi ed etichette, che insomma cerca di non porsi dei limiti. Il dinamismo dell'interazione fra le parti, i giochi di dialogo, e gli impasti timbrici, rivelano piuttosto presto nell'ascolto la vera natura di questo progetto, che di Coltrane preferisce trasmettere la poetica e il messaggio artistico, piuttosto che ricalcarne lo stile...La rilettura del repertorio coltraniano è decisamente originale, come peraltro lo sono gli stili strumentali dei tre musicisti: Scrignoli, affidandosi ad un ampia gamma di colori, passa dalla stesura di fluttuanti tappeti sonori ad una condotta ritmata ed incalzante; Martino, che neanche per un momento cade nella tentazione di citazioni stilistiche, si esprime in un linguaggio contemporaneo ed originale, senza inciampare nella retorica; e per ultimo, ma non per demerito, Laviano, dinamico e fantasioso, pronto ad interagire con ogni spunto solistico dei suoi compagni. Un disco coerente e ben riuscito"


DISCOSHOP
estate 2006

"Affrontando Coltrane, specie al sassofono, si rischia sempre l’inutile imitazione o l’omaggio che ingessa l’originale in un oggetto da museo, tradendone l’ispirazione più vera: l’inesausta spinta alla ricerca. I tre musicisti che anno dato vita a questo omaggio hanno intelligentemente scelto di “cambiar treno”: restituire i temi scritti da Coltrane o a lui associati (più tre composizioni originali) in maniera del tutto originale, basata unicamente sulla propria identità musicale collettiva. Le atmosfere sono pastello, quasi cool; il discorso sommesso ma non meno intenso. L’approccio funziona prevedibilmente meglio nei blues e nella ballad, che sono la maggioranza nel repertorio; particolarmente riuscite le riletture sospese, quasi attonite, di melodie come Dear Lord e Naisma ma anche un danzante After The Rain. La forza espressiva di Coltrane non è richiamata attraverso il volume o la concitazione ma dal teso interplay. Al di la delle singole doti tecniche, colpisce la capacità di ascolto e di sintesi."


Francesco Ughi
“JAZZIT”
Luglio 2006

...occorre fare una premessa: nessuno si aspetta di trovare in un omaggio a Coltrane tracce della presenza di Coltrane, perchè questo sarebbe difficile, laddove non del tutto impossibile. Il compito dell'ascoltatore, o del critico, deve essere allora quello di verificare l'originalità del prodotto, e stabilirne l'utilità. Inoltre, affrontare il repertorio coltraniano è sempre un rischio, soprattutto se si ha il coraggio (e la presunzione) di volerlo personalizzare; "Changing Trane", realizzato dal trio Martino/Scrignoli/Laviano, affronta il rischio con rispetto (com'è giusto che sia) e intelligenza, alternando le cover a composizioni originali che rievocano in qualche maniera il mondo coltraniano. Ne è un esempio il brano d'apertura, Afro Blue, una sorta di rilettura di My Favourite Things. Di "Changing Trane" piace soprattutto la formula scelta dal trio per riarrangiare le ballad; così Naima, la chitarra di Scrignoli disegna uno sfondo onirico su cui si posa il suono elegante di Martino.


Stefano De Stefano
“Il Corriere del Mezzogiorno”
Mercoledì, 14 giugno 2006

“Changing Trane”, in un cd rivive la musica di Coltrane.

In tempi di proliferazione indiscriminata di dischi di matrice jazzistica, la prima curiosità di questo album che cattura l’ascoltatore è la formazione, piuttosto insolita per un trio: chitarra, sax e batteria. Una sonorità cioè priva sia dell’immancabile sostegno ritmico del contrabbasso sia di quello più ovviabile, in presenza della seicorde, del pianoforte. Eppure appena inizia a suonare, “Changing Trane - The music of John Coltrane”, il nuovo progetto musicale del sassofonista napoletano Giulio Martino costruito insieme al chitarrista Valerio Scrignoli e al batterista Alfredo Laviano, cattura subito l’orecchio per l’originalità delle timbriche, per la continua imprevedibilità degli impasti, per la capacità di dialogo, mai scontata, fra i tre strumentisti. Che ovviamente si avvalgono - come da titolo - del sostegno anche compositivo del grande Coltrane, come nel caso di una sospesa, lunare versione di “Naima”, la struggente ballade che il maestro dell’improvvisazione modale dedicò alla moglie. Qui il tema scandito da Martino sembra accomodarsi su un sofà di accordi galleggianti, inanellati dalla chitarra di Scrignoli. Pronto ad irrigidire il proprio suono nel più graffiante “Fifth House”, in cui gli accordi strappati, quasi rockistici, sostituiscono senza lasciare rimpianti il lavoro del basso che non c’è. E su questa dualità - tipicamente coltreniana - fra rarefazione e stridore si colloca anche la sequenza iniziale aperta dall’avvolgente “Afro blue” di Mongo Santamaria, poi subito “contraddetta” dalla più sincopata “Like Sonny”, dove tutti gli strumenti - in particolare la batteria - giocano a riempire gli intervalli incrociati degli altri. E come non lasciarsi poi trasportare dal mistico “Dear Lord”, in cui una chitarra che fa il verso ai tappeti armonici di Bill Frisell fa da sfondo ad una delle sortite sassofonistiche più convincenti del disco, sia per potenza che per linearità sonora. L’altra faccia del cd sono invece le composizioni autografe dei tre componenti del gruppo: “Iskra” di Giulio Martino, “Nana del nino” di Alfredo Laviano e “Three shades of blue” di Valerio Scrignoli. La prima è un esercizio vocale del tenore, conciso ed intenso. Il secondo è una seducente sequenza di accordi di chitarra che riporta al Metheny più sperimentale - quello dei primi dischi targati Ecm. Mentre il terzo, infine, esalta ancora una volta il dialogo fra la concretezza narrativa del sax e l’impalpabile oniricità della chitarra.


L'entusiasta
"Nuove Prospettive Coltraniane"
20 maggio 2006

Dodicilune, etichetta salentina in viaggio a 360° sulla strada delle musiche possibili, presenta “Changing trane”, opera-tributo nuova e originale del trio di Giulio Martino (sassofoni), Valerio Scrignoli (chitarre), e Alfredo Laviano(percussioni). E'un lavoro innovativo e ispirato con attenzione alla ricerca di inusuali e raffinate sonorità. Fin dallo sdraiatissimo Afro Blue si capisce che i tre hanno intenzione di prendersi spazi e ampie cornici musicali. E' un Coltrane interiorizzato , assimilato ,metabolizzato , quello proposto dall'affiatato trio che sceglie suoni moderni e graffianti per rinnovarne lo spirito e il concetto musicale alla luce dei tempi che sono . Per qualità cromatiche e prospettiche sono apprezzabili i brani più lenti e meditativi. In Dear Lord è un ricamato soprano e cristallino a condurre il canto , inNaima è il tenore sospeso e incantato : annunciano i siderali armlnici di piatti e ance il valore assoluto del tema, del canto , esposto singolo e irripetibile.La scelta, nell'ampio repertorio coltraniano , cade sul canto , scansa inutili esercizi tecnici ma non si sottrae alla vertigine del vuoto e della spontaneità del gesto .Frutto di un primo incontro le musiche sono state arrangiate in sala e il lavoro risulta ricco di estemporaneità, vero .La tensione di tanto in tanto si smorza e lascia spazi a divertiti equilibrismi, come nei fischi e oplà di Like Sonny, gesti apotropaici forse, tesi ad allontanare timori e reverenze per il maestro severo che fu Coltrane e per riproporre la sua musica sotto una luce più “mediterranea”. Da sott lineare una spiccata affinità sonora ed estetica con il Lovano -Frisell-Motian, una piacevole sorpresa per gli stessi interpreti di questo delicato e intenso omaggio.


Lorenzo Viganò
“Corriere della Sera Magazine ”
20 aprile 2006

"Mettere mano alla musica di Coltrane è sempre rischioso. Ma Scrignoli, Martino e Laviano lo fanno con rispetto, inventiva e la giusta spregiudicatezza. Le riletture sono raffinate (Naima) e trascinanti (Like Sonny). E loro ben affiatati."

 
Press

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